Per dark web s’intende quella parte oscura di Internet che utilizza le cosiddette darknet, reti che sono accessibili solo tramite software o autorizzazioni speciali. Non va confuso con il deep web, quella parte del web non indicizzata dai motori di ricerca, di cui è un piccolo sottoinsieme. “La rete anonima è nata nel 1995 quando la Marina Statunitense inizia lo sviluppo di Tor (The Onion Router) per proteggere le comunicazioni governative grazie a un circuito virtuale di crittografia a strati (onion: cipolla appunto), in questo modo nasce la Rete Onion“, ci spiega Carlo Del Bo, Executive Advisor Cyber Division di Gruppo Sicurezza SA. Per accedervi, quindi,  basta scaricare questo browser che permette di navigare in totale autonomia e riservatezza. Il dark web non ha un target fisso di utenti. I navigatori possono essere giovani attratti da giochi pericolosi come Blue Whale nel quale ci si suicida per gioco, download di musica e film da scaricare, copia di programmi software da installare nei loro computer, chat criptate per scambiarsi messaggi senza essere individuati o banconote false per furti online; trafficanti che hanno costituito un mercato nero per la vendita di armi; pusher che vendono droghe a prezzi contenuti o essere considerato uno spazio in cui gli attentatori dell’Isis reclutano miliziani per combattere la guerra o ricevono donazioni in forma anonima magari utilizzando bitcoin – la moneta virtuale che da qualche anno sta acquistando sempre più spazio nelle trattative online. I terroristi, ad esempio, si muovono in un territorio che si estende per oltre 5000km e molti si chiedono come sia possibile per loro contattarsi senza rivelarsi. La risposta è il Deep Web. La sua superficie, dunque, è sconfinata. “Si tenga presente che alcune stime riferiscono che il dark web è 500 volte più vasto del web conosciuto dalla maggior parte degli utenti che ogni giorno fanno ricerche tramite Google, il quale copre meno del 16% della superficie del web. In poche parole, è come pescare a pochi metri in mezzo all’oceano“, continua Del Bo. Le molteplici attività che si svolgono nel dark web non sono tutte da censurare perché, come spiega Carlo Ratti, architetto, direttore del MIT Senseable City Lab e fondatore dello studio Carlo Ratti Associati, “la maggior parte dei contenuti presenti sul dark web non è per forza ‘illegale’ da navigare, perlomeno se uno si limita al ruolo di spettatore. Certo, il confine è spesso labile. Fare ricerca in questo territorio significa spesso porsi domande di natura etica, relativa, per esempio, alla pubblicazione di contenuti sensibili“. Nei Paesi dove vige un sistema scarsamente democratico, come in Cina e in Turchia, il dark web ha la finalità di tutelare gli utenti che possono liberamente manifestare il loro pensiero senza essere perseguitati da tali regimi usufruendo, magari, di un linguaggio in codice per non essere scoperti. Dunque, il fenomeno, non è da ritenersi illegale ed è per questo motivo che “una normativa che sanzioni l’uso del dark web in quanto tale non esiste, né in Italia né altrove, almeno allo stato attuale: e dunque la navigazione sul dark web può assumere rilievo giuridico solo nella misura in cui serva per svolgere attività per le quali già altrove siano previste delle sanzioni “, afferma Pietro Caliceti, uno degli avvocati italiani più stimati in campo societario e finanziario e scrittore del libro ‘BitGlobal’ nel quale si è occupato di questo tema. “In Italia però siamo stati fin da subito tra i Paesi all’avanguardia nel capire le possibili deviazioni del fenomeno – specie nel campo della pedofilia, della pedopornografia, e del cyberbullismo – , ad avviare importanti programmi di collaborazione tra la nostra Polizia e le principali agenzie estere, prima fra tutte la FBI, e a prendere contromisure anche sul piano normativo. Ad esempio, nel 2014 è stato inserito nel codice penale il nuovo articolo 609-duodecies, il quale dispone che per i reati di quel genere le pene sono aumentate fino alla metà nei casi in cui siano compiuti con l’utilizzo di mezzi atti ad impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche. Anche a livello europeo, e sempre per il motivo di cui sopra, manca allo stato attuale una normativa sul dark web in quanto tale“. conclude Caliceti. Se ne deduce che il dark web non sia uno strumento illegale, ma può diventarlo a seconda dell’uso che se ne fa e una delle possibili soluzioni da attuare è legata alla prevenzione per far in modo che gli utenti sappiano quali siano le trappole di Internet e come fare per evitarle.